LE ANTICHE CAMPANE DELLA CATTEDRALE DI ALES

Il Museo diocesano di Ales nell’ultimo periodo si è impreziosito ulteriormente di altre opere d’arte. 4 campane sec. XVI – XVIII appartenute alla cattedrale di Ales e 2 leoni scolpiti in pietra del XVII secolo. Le quattro campane hanno funzionato fino agli anni novanta, rimosse successivamente e sostituite con le attuali durante l’episcopato di mons. Antonino Orrù. Le prestigiose campane fuse durante i vari episcopati sono una testimonianza di gusto e di raffinatezza dei Vescovi che le hanno commissionate e degli artigiani. La campana più antica tra le quattro esposte al Museo è stata fusa nel 1573, realizzata dal mastro Pietro Tolo o Tolu. Per la sua bellezza fu chiamata anche “La campana del Santus”. Realizzata probabilmente anche in seguito alla recente vittoria riportata dalla Lega Santa sui turchi a Lepanto, 5 ottobre 1571. Quando la notizia della vittoria giunse in Vaticano, il papa Pio V ordinò che tutte le campane suonassero a festa: alla battaglia parteciparono anche i sardi e la loro bandiera è oggi conservata presso la chiesa di San Domenico a Cagliari. La campana venne fusa durante l’episcopato di mons. Giovanni Manca (1574 – 1574) e riporta la seguente iscrizione: “SANCTE PETRE ORA PRO NOBIS PETRUS TOLO ME FESIT MDLXXIII – San Pietro prega per noi – mi fuse Pietro Tolo nell’anno 1573. La seconda campana sempre in ordine cronologico è del 1661 è detta anche “del primo” (cioè il primo segno per l’entrata dei canonici in coro). Essa funge da esempio di come si dovrebbe fare tutte le volte che si fonde una campana. Riportare le iscrizioni delle fusioni precedenti. Fusa per la prima volta nel 1508 da Mons. Giovanni Sanna primo vescovo delle diocesi unite Ales – Terralba (1503 – 1521) e rifusa successivamente nel 1661 sotto l’episcopato di Mons Antonio Manunta, infatti, reca gli stemmi di entrambi i vescovi e riporta la seguente iscrizione: “ANHC (sic) CAMPANAM FECIT FIERI DOMINVS DOMINO A (ANNO) D (DOMINI) MDVIII IOANNES SANNA EPISCOPVS OXELLENS ET TERRALBENSIS MEAM RENOVATA ANNO DOMINI 1661 EPISCOPO IL.MO HAC R.MO DOMINO DOMINO DON ANTONIO MANVNTA”. La terza del 1693, suonava durante i funerali dei bambini a piccoli intervalli regolari ma con suono continuo: fusa dal mastro Raffaele Scarpianti è dedicata alla vergine e a San Pietro. Riporta la seguente iscrizione: “INHO (no) REM ET GLORIAM BEATISSIME VIRGINIS GENITRICIS DEI MARIE NEC NUN SANCTI PETRI APOSTOLI. HVIS CATHEDRALIS ECCLESIAE TITULARS ANNO 1693 RAFHAEL SCARPINADU FECIT”. In onore e gloria della beatissima vergine Maria, madre di Dio e in onore di San Pietro Apostolo, patrono di questa chiesa Cattedrale, anno 1693. Opera del fusore Raffaele Scarpinati. Venne fusa il 20 maggio di quell’anno mentre era vicario capitolare Francesco Masones y Nin, che subito dopo divenne vescovo di Ales (1693 – 1704). La quarta ed ultima campana risulta fusa per la prima volta nel 1771 dal napoletano mastro Leonardo Canianni su commissione del Capitolo di Ales e dedicata alla Madonna, a San Michele e san Pietro Apostolo, durante l’episcopato di mons Giuseppe Maria Pilo (1761- 1786) a spese di mons. Carcassona suo predecessore. Riporta la seguente iscrizione latina: HANC CAMPANAM FUNDERE FECIT IL. CAPITULUM SUB INVOCATIONE B.V. MARIAE S. MICHAELIS ARCAN. ET PETRI AP. EXPENSIS EXPOLII ILL. ET R. D. ANTO CARCASSONA ANNO DMNI 1771 MA. LEONARDO CANIANNI NAPOLETANO. L’origine delle campane si perde nella notte dei tempi, l’utilizzo delle campane secondo alcuni studi sono nate parallelamente all’elaborazione di riti religiosi. Questa interpretazione è, in parte, confermata dal fatto che nei testi sacri gli strumenti sono spesso associati ai riti religiosi. Le campane, ormai da secoli, adempiono a vari compiti quali annunciare alla comunità eventi importanti o situazioni di pericolo. Le più antiche d’Europa sono state rinvenute a Creta e risalgono al secondo millennio avanti Cristo. Esse erano indubbiamente note anche ai romani: ne sono testimonianza i mosaici di Pompei raffiguranti le campane e il loro utilizzo per richiamare i bagnanti alle terme. Sui maestri e artigiani campanari in Sardegna si sa ugualmente poco, la loro storia probabilmente si fonde con gli artigiani del legno. Da alcuni documenti si evince che come in tutte le categorie di artigiani, esistevano i Gremi dei campanari, “maestri Campanari”. Essi facevano parte della stessa categoria dei “Ferrers, estagners, lanternes”. Spesso le campane venivano realizzate non in Sardegna ma a Napoli, a fare da tramite era generalmente un mercante o un campanaro stesso. Dalle commesse effettuate dalle parrocchie non appare quanta concorrenza ci fosse tra i fonditori, prima di affidare l’opera però venivano chiesti diversi preventivi e avveniva una vera e propria gara a ribasso. Dai documenti emerge che i costi variavano a seconda dell’artigiano che le realizzava e poi al costo della fusione doveva aggiungersi anche il costo del mozzo in legno. A breve il Museo diocesano organizzerà una giornata di studio che vedrà proprio come protagoniste le campane, che per secoli hanno suonato per “chiamare” i fedeli alle celebrazioni liturgiche, scandire i vari momenti della vita quotidiana della comunità. Ogni singola campana ha la sua storia, basta salire sui campanili e leggere le belle scritte latine di dedica con le immagini fuse sull’esterno delle campane.




Un viaggio nella splendida Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo in Ales, sede del Amministratore Apostolico della Diocesi di Ales-Terralba.

Progetto a cura dell'Ufficio Informatico Diocesano

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